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<title>UN TANGO CON GAEL</title>
<description>UN TANGO CON GAEL</description>
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<title>45 - LA COSA GIUSTA</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/04/23/45-la-cosa-giusta.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 13:46:53 +0200</pubDate>
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Continuai a fissare il posto dove avevo lasciato Gael, ma di lui non c’era traccia.&lt;br /&gt;Accesi il telefono e aspettai che il segnale mi permettesse di telefonare, ma proprio in quel momento, percepii una presenza, qualcuno dietro di me.&lt;br /&gt;Mi voltai di scatto e lo vidi. Era bello, era di una bellezza disarmante.&lt;br /&gt;“Ci ho provato… giuro…”&lt;br /&gt;Le parole mi uscivano rotte dall’emozione.&lt;br /&gt;“Ho cercato di convincermi che fosse la cosa giusta…”&lt;br /&gt;“Non dire altro…”&lt;br /&gt;“No… aspetta… ho bisogno di farmi perdonare così tante cose da te che…”&lt;br /&gt;“Io ho solo bisogno de sapere se sei ancora disposta a rischiare per qualcuno… devo sapere se sei in grado de trovare la forza per affrontare tutto questo…”&lt;br /&gt;Pochi passi ci dividevano e li annullai correndo, annullai anche l’aria, il cielo sopra di noi, il cemento ai nostri piedi, lo sguardo incuriosito dei passanti e quella paura che mi stava facendo commettere l’errore più grosso della mia vita.&lt;br /&gt;Arrivai a pochi centimetri dal suo viso e respirai nuovamente il suo odore.&lt;br /&gt;“Si… credo di si… anzi… ne sono sicura… e tu?”&lt;br /&gt;“Io? Io non ho mai avuto dubbi”&lt;br /&gt;Mi prese il viso tra le mani, mi guardò negli occhi, serio, poi sentii di nuovo i sensi confondersi.&lt;br /&gt;E quello fu il bacio più bello, al di là di ogni dubbio, quello fu il bacio più bello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FINE
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<title>44 - PANICO</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/04/07/44-panico.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 15:06:41 +0200</pubDate>
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Raggiungere quella porta, mi sembrava la cosa più difficile alla quale mi fossi mai sottoposta. Una violenza tale da lasciarmi stremata.&lt;br /&gt;Forse sto sbagliano tutto, pensai. Forse mi ritroverò per l’ennesima volta a piangermi addosso, dopo aver capito quanto sia grande la cazzata che sto facendo. Forse, forse… come se nulla di certo possa far parte della mia vita.&lt;br /&gt;Anche deglutire, sbattere le palpebre e portare un piede davanti all’altro, sembrava costarmi uno sforzo atroce, ma continuai a camminare e alla fine del tunnel salii la scaletta, oltrepassai il portellone e sprofondai nel sedile.&lt;br /&gt;Niente di certo, nessuna sicurezza… sarà questo quello che mi aspetta.&lt;br /&gt;“Non è così semplice…”&lt;br /&gt;“Non ho mai detto che lo fosse… ma vuoi davvero negarti la possibilità di sapere se ti sei sbagliata?”&lt;br /&gt;Le parole del Signor Mario mi entrarono con prepotenza nella testa, senza preavviso, senza possibilità di replica.&lt;br /&gt;Poi fu il panico. Un’ondata improvvisa di paura mi attraversò la pelle e penetrò nel sangue nei muscoli e nelle ossa. Mi alzai di scatto e una delle hostess mi disse di sedermi.&lt;br /&gt;“No… io devo scendere… io devo uscire…”&lt;br /&gt;“Ma signorina, non è possibile… stiamo per decollare…”&lt;br /&gt;“Aprite il portellone per favore! Aprite il portellone!!!”&lt;br /&gt;“Adesso si calmi…”&lt;br /&gt;“No… io non mi calmo… voglio scendere da questo aereo…. Adesso!!!”&lt;br /&gt;Un’altra hostess corse verso la cabina di pilotaggio, probabilmente pensarono che la mia follia improvvisa, fosse dettata dalla paura, non so, fatto sta che dopo pochi attimi tornò da me e mi accompagnò verso l’uscita.&lt;br /&gt;Scesi la scaletta, corsi verso il tunnel, oltrepassai il corridoio, le scale mobili e la porta a vetri.
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<title>43 - SENZA MUOVERSI</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/03/31/43-senza-muoversi.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 14:29:12 +0200</pubDate>
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La prima volta che mi innamorai fu stupendo. Avevo quattordici anni e un idea dell’amore tutta confetti e coccole. Decisi da quel momento, che avrei cercato di prendere ogni cosa mi venisse data, senza pensare al dopo, senza valutare le conseguenze. Affrontai ogni nuovo inizio come se fosse il più importante della mia vita, abbandonandomi ogni volta all’estasi di quei meravigliosi crampi che mi contorcevano lo stomaco, contando i minuti prima di ogni nuovo incontro, prima di ogni nuovo bacio. Crescendo, mi accorsi di aver perso per strada dei piccoli frammenti, così ogni inizio diventò sempre più normale e l’entusiasmo che prima prevaleva su tutto, si trasformò in qualcosa di diverso, di ordinario.&lt;br /&gt;Dopo l’ennesimo fallimento, incontrai Federico e pensai che forse, quella era la mia ultima possibilità, l’ultima occasione per essere felice. Così, ignorando nuovamente ogni conseguenza, mi ritrovai a dover fare i conti con i miei errori.&lt;br /&gt;“Sei stato come un lampo improvviso per me…”&lt;br /&gt;Mi asciugai la guancia, alzai lo sguardo e incrociai i suoi occhi stravolti.&lt;br /&gt;“Ho sempre cercato di prendere tutto quello che potevo… non per egoismo… ma per necessità… senza considerare il bisogno di chi avevo davanti. La mia è stata una continua ricerca, snervante e deprimente… ma sempre vana. Poi ho capito… ho capito che ero io a sbagliare… ero io che pretendevo troppo… che le storie perfette non esistono… che ne io, ne nessuno in questo mondo di merda è perfetto…”&lt;br /&gt;Respirai nuovamente l’aria tiepida e provai sollievo nel sentire che il dolore di prima era sparito.&lt;br /&gt;“Per quanto tempo… per quanto ancora il passato, ti condizionerà la vita? Io sto facendo uno sforzo tremendo per capire… ma proprio non riesco…”&lt;br /&gt;“Vedi Gael… tu sei riuscito a ridarmi tutto quello che avevo perso per strada… ogni sensazione, ogni emozione…”&lt;br /&gt;“E allora qual è il problema?”&lt;br /&gt;“Ho riavuto indietro, cose che credevo perse per sempre… e adesso ho paura di perderle nuovamente… ho paura di sbagliare anche con te e questo, non riuscirei mai a perdonarmelo… ho paura che anche tu possa andartene… portandoti via tutto…”&lt;br /&gt;L’altoparlante annunciò il mio imbarco.&lt;br /&gt;“Così preferisci andartene tu?! Quindi hai deciso che devo essere io a pagare?”&lt;br /&gt;Afferrai la valigia e mi voltai lasciando ogni frase in sospeso. Oltrepassai la porta a vetri, salii sulla scala mobile e mi voltai. Lui era ancora li, fermo a fissarmi in tutta la mia bassezza, e continuò a fissarmi mentre imboccai il corridoio che conduceva al mio imbarco, senza muoversi, senza alcuna reazione.
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<title>42 - UNO SCHIAFFO</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/03/14/42-uno-schiaffo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 07:55:35 +0100</pubDate>
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Tutto stava accadendo in modo quasi surreale, come se, d’improvviso, fossi stata catapultata in una vita parallela, in una vita che non mi apparteneva e così, arrancando, cercavo di renderla tangibile, di renderla mia.&lt;br /&gt;Mi appoggiai al corrimano e aspettai che la scala terminasse la sua corsa, poi posai mestamente la valigia e mi lasciai cadere come un peso morto, sulla poltroncina della sala d’aspetto.&lt;br /&gt;Sentivo ancora il suo sapore sulle labbra il suo profumo imprigionato tra i vestiti, guardai il soffitto e trattenni il respiro.&lt;br /&gt;Incurante di me, il giorno riportò tutto al suo ritmo frenetico, un mare di persone mi passava davanti con indolenza: “Ancora un’ora… questa attesa è snervante…”.&lt;br /&gt;Mi alzai, afferrai la valigia e presi a camminare lungo il corridoio che portava al bar.&lt;br /&gt;Poi una figura catturò la mia attenzione. Da principio era un’ombra lontana, poi prese lentamente forma, iniziai a distinguerne prima il profilo, dopo il viso, infine vidi un foglio stretto tra le mani.&lt;br /&gt;Ma l’ultima cosa che vidi, furono gli occhi.&lt;br /&gt;La distanza diventava sempre più breve e in un attimo sentii il sangue gelarsi nelle vene, il respiro farsi pesante, poi la distanza sparì e restai immobile.&lt;br /&gt;“Pensavi che bastasse una lettera…”&lt;br /&gt;Non ero in grado di rispondere, di ribattere, non una parola mi sembrava adatta per giustificarmi, cercai di elaborare una frase che avesse un senso, Dio… sapevo che c’era un senso per tutto quello che stava accadendo, ma niente, non risposi.&lt;br /&gt;“Te prego… di qualcosa… Ale, parla! Ma te rendi conto? Eh? Te rendi conto??? Non hai pensato che anche io avessi il diritto de parlare… dire qualcosa? I miei sentimenti non contano???”&lt;br /&gt;Sentivo le sue parole ferirmi come coltelli, sapevo che avergli permesso di continuare, avrebbe significato rischiare di soffrire… ancora.&lt;br /&gt;“Io…”&lt;br /&gt;“Tu cosa?”&lt;br /&gt;C’era tanta rabbia nel suo sguardo, una rabbia terribile, intollerabile.&lt;br /&gt;“Tu cosa???”&lt;br /&gt;Mi prese un braccio e mi trascinò verso le scale. Sentivo le sue dita stringermi come una morsa, poi uscimmo da una porta a vetri, sotto lo sguardo attonito della gente.&lt;br /&gt;L’aria della mattina mi bruciò i polmoni, mi sembrò che respirare fosse diventato doloroso, doloroso e lacerante come guardarlo negli occhi.&lt;br /&gt;Mollò la presa e alzò il foglio verso di me:&lt;br /&gt;“Con questa pensavi davvero de risolvere tutto? Sei molto brava a tirarti indietro… vero? E’ la cosa che ti riesce meglio… a quanto pare!”&lt;br /&gt;“Non è vero… non è così… sei ingiusto”&lt;br /&gt;“Cosa??? Io… io sono ingiusto? Oddio non ci posso credere!!!”&lt;br /&gt;Poi fece una cosa che mai avrei creduto possibile, l’unica cosa che non avevo preso in considerazione, l’unica non contemplata. Mi diede uno schiaffo.&lt;br /&gt;Ma il dolore che provai non veniva dalla guancia, no, quel dolore si liberò da dentro e iniziò a traboccare da ogni parte, così lasciai la valigia e cercai di scappare, ma Gael mi afferrò nuovamente il braccio e mi strinse a se.&lt;br /&gt;“Scusa… scusa… non volevo… mi dispiace Ale”&lt;br /&gt;La guancia indolenzita venne a contatto con il suo maglione, poi sentii una lacrima bagnarmi il viso, ma non era mia.
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<title>41 - ALL'ALBA</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/03/09/41-all-alba.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 15:01:50 +0100</pubDate>
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Una luce grigia, mi fece aprire gli occhi di colpo e la prima cosa che vidi, furono i nostri vestiti sparsi sul pavimento, poi mi alzai, e dopo aver raccolto le mie cose andai verso la porta, cercando di non fare rumore.&lt;br /&gt;Mi voltai un attimo per guardarlo, un’ultima volta, poi scesi le scale in punta di piedi e arrivata in sala, tirai fuori dalla valigia la foto e un foglio bianco.&lt;br /&gt;Così, in quella mattina tiepida di aprile, presi la decisione più vile e meschina che potesse passarmi per la testa, decidi di andarmene, ma prima di farlo gli scrissi una lettera:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente mi odierai per questo e forse è meglio così, almeno tu non soffrirai come sto soffrendo io. Non sono stata abbastanza forte, speravo di esserlo per entrambi e invece, ancora una volta, ho lasciato che le mie emozioni prevalessero sulla ragione. Non rimpiango niente, però. Mi hai dato tutto quello che avevi, con una dolcezza disarmante. Mi hai regalato sensazioni che mai dimenticherò. Ma adesso devo fare la cosa giusta, te lo devo. Devo farmi da parte e lasciare che la tua vita continui, perché è talmente meravigliosa, che mi sentirei male al solo pensiero d’essere la causa delle tue rinunce. Non voglio che qualcosa possa cambiare, per causa mia. Ho fatto troppi errori nella mia vita e non ho nessuna intenzione di sbagliare anche con te. Forse avrei potuto prendere decisioni diverse, avrei potuto rischiare tutto e vedere cosa sarebbe successo, ma l’idea di poterti perdere mi ha impedito di farlo. Così, vigliaccamente, ho deciso di andarmene prima che tutto questo mi travolgesse inesorabilmente, prima che il bisogno di te, potesse diventare insostenibile, più di quanto non lo sia già.&lt;br /&gt;Ti chiedo scusa, comunque, perché non lo faccio con cattiveria. Ti amo in un modo che mai avrei creduto possibile, ed è proprio questo amore che mi spinge ad andarmene. Tu hai una vita stupenda, ma per me non c’è posto, sarei solo un ritaglio tra i tuoi mille impegni, sarei solo una pausa tra un distacco e l’altro.&lt;br /&gt;Spero che ti basti questa foto, è l’unica cosa che ti posso dare, di te mi resterà il brivido che proverò, ogni volta che tornerò a pensarti.&lt;br /&gt;Ale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uscendo da quella casa, avvertii una fitta lacerante, come se ogni parte del mio corpo si spaccasse in mille pezzi, ma non mi voltai indietro, raggiunsi il primo telefono, chiamai un taxi e quando arrivò, mi feci portare all’aeroporto.
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<title>40 - PAROLE</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/02/26/40-parole.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 10:45:05 +0100</pubDate>
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La nostra camera si affacciava sul giardino, illuminato da tre piccoli lampioni. Spostai le tende per vedere fuori e restai a fissare il cielo.&lt;br /&gt;“Non avevo mai visto così tante stelle prima d’ora… sono meravigliose…”&lt;br /&gt;“Era da tanto tempo, che non venivo qui… ma è sempre tutto uguale… tutto maledettamente stupendo…”.&lt;br /&gt;Sentii, nelle sue parole, un velo di tristezza improvvisa che mi fece voltare di scatto:&lt;br /&gt;“Cosa c’è?”&lt;br /&gt;Gael restò seduto sul letto, immobile, poi si girò verso di me:&lt;br /&gt;“Niente… è solo che… tutto questo mi fa paura…”&lt;br /&gt;“Paura?”&lt;br /&gt;“Si… paura che finisca… paura che me sfugga dalle mani, senza riuscire a trattenerlo… paura de perdere ogni cosa…”&lt;br /&gt;Tutta la dolcezza che mi aveva riempito il cuore diventò amara, d’improvviso sentii il sapore aspro di quelle parole scorrermi nelle vene ad una velocità incontrollabile. Sentivo pulsarmi le tempie, il cuore rimbombare, poi mi avvicinai a lui senza dire niente.&lt;br /&gt;“Non riesco a capire come sia possibile… come mai ogni volta che te vedo, penso già a quando potrò rivederti ancora? Dio che rabbia… che…”&lt;br /&gt;Non sapevo cosa rispondere, non ero in grado di formulare una frase che avesse un senso, perché quelle parole, quelle maledette parole, racchiudevano in loro anche le mie paure.&lt;br /&gt;“Scusa Ale… non volevo… io…”&lt;br /&gt;“Non ti devi scusare Gael… siamo responsabili entrambi… tutto quello che ci è successo… tutto… doveva andare così. Sono solo scelte… e noi, abbiamo scelto la strada più dolorosa. Lo sapevo sai… quando ho preso quell’aereo… lo sapevo… quando sono arrivata a Buenos Aires, quando ti ho rivisto… quando abbiamo ballato… quando abbiamo fatto l’amore… lo sapevo”.&lt;br /&gt;“Cosa? Cosa sapevi?”&lt;br /&gt;“Sapevo che dovevo prendere tutto senza indugio… dovevo prendere ogni cosa potessi regalarmi in quel momento… in tutti i momenti in cui siamo stati insieme… perché non c’era tempo”.&lt;br /&gt;Il suo viso sembrava confuso, disorientato: “Non dire così…”&lt;br /&gt;“Ma è così che dev’essere… fin dal primo momento che ti ho visto, ho capito che avresti cambiato la mia vita. Tu sei riuscito a ridarmi, tutto quello che avevo perso… fiducia, passione, amore… tu mi hai regalato i momenti più belli… ma sapevo, che poi avrei dovuto ridarti qualcosa in cambio… e quel momento è arrivato”&lt;br /&gt;“Tu non mi devi niente… smettila!”&lt;br /&gt;La voce gli tremava e vedevo chiaramente le sue mani contrarsi.&lt;br /&gt;“Non serve a niente fare così… lo sai benissimo anche tu… io ti devo qualcosa, la cosa più importate… la cosa a cui tu hai rinunciato per troppo tempo… ti devo la libertà di andartene senza voltarti indietro… ti devo il diritto di ritornare alla tua vita… senza di me”&lt;br /&gt;Non so come riuscii a mantenere la calma, non so come potessero uscirmi quelle parole con tanta fermezza, ma per un attimo provai un odio profondo per me stessa, per quello che stavo facendo, anche se sapevo che era l’unica cosa da fare.&lt;br /&gt;“Tu non sai quello che dici… tu non puoi…”&lt;br /&gt;“Smettila Gael… lo sai meglio di me, che non abbiamo altra scelta… che siamo due mondi troppo diversi… troppo distanti. Non credere che sia facile per me… ma è la cosa migliore per entrambi…”&lt;br /&gt;“E allora perché sei venuta qui? Perché? Tu non hai idea… questa è una tortura!”&lt;br /&gt;“Avevo bisogno di vederti… avevo bisogno di trovare il coraggio, per affrontare tutto questo… con te. Avevo bisogno di averti ancora… per un po’… per mantenere il ricordo della tua dolcezza. Avevo bisogno di ricordare quanto sei meraviglioso… e quanto tu mi faccia sentire speciale”&lt;br /&gt;“Questo è assurdo… cosa te frena? La distanza? La vita che faccio? Vuoi sentirti dire che cambierò per te??? E’ questo che vuoi????”.&lt;br /&gt;La voce gli uscì incontenibile, poi mi afferrò le braccia e mi scosse con violenza.&lt;br /&gt;“No… non potrei mai… è per questo che…”&lt;br /&gt;“Zitta! Non dire niente… non aggiungere altro!!!”&lt;br /&gt;Mollò la presa e mi sedetti sul letto. Tutto l’autocontrollo che avevo mantenuto, fino a quel momento, mi abbandonò di colpo, scaraventandomi in un oblio di dolore che m’invase la mente.&lt;br /&gt;“Credi che sia facile per me dire queste cose?”&lt;br /&gt;Le lacrime iniziarono a scorrermi lungo il viso, senza sosta.&lt;br /&gt;“Credi che mi faccia piacere, rinunciare a te? Ma non vedo altra soluzione… è così che deve essere… subito… prima che sia troppo tardi… prima che il mio bisogno di te, diventi insostenibile… prima che io trovi il coraggio di dirti…”&lt;br /&gt;“Cosa? Dirmi cosa?”&lt;br /&gt;“Che ti amo Gael… che dal primo momento che ti ho visto, mi sono innamorata di te! Che amo il profumo che lasci su di me, quando mi sei vicino… che amo la tua voce, anche quando non dici niente… che amo quella piccola ruga che ti si forma sulla fronte, quando ti stupisci di qualche stupidata che dico… che amo vedere il tuo viso appena mi sveglio… che…”&lt;br /&gt;Non riuscii a continuare. Appoggiai il faccia tra le mani e mi lasciai cadere sul pavimento tiepido, in quella stanza buia, rischiarata solo dalla luce di quei tre piccoli lampioni.&lt;br /&gt;Poi sentii le sue mani afferrarmi, sollevarmi e spingermi verso il letto. “Ti prego… non rendere tutto più difficile”&lt;br /&gt;La sua bocca mi bloccò le parole. Restai immobile, mentre il suo respiro cominciò a riscaldarmi il viso, mentre le sue mani presero a frugare tra i vestiti, in cerca di un appiglio, in cerca di un sostegno.&lt;br /&gt;E tra quelle lenzuola, tra le sue braccia, l’unica cosa che riuscii a sentire, fu solo la sua voce, per un attimo, e disse quello che mai avrei voluto sentire: “ … ti amo…”
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<title>39 - UNA CANZONE</title>
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<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 09:12:57 +0100</pubDate>
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Alla vista, in lontananza, di quella casa immersa nel verde, rimasi senza fiato. Sara mi strinse la mano senza dire niente e quando il taxi si fermò davanti alla porta, scendemmo, frastornate.&lt;br /&gt;“Ma questo posto è meraviglioso, Diego!”&lt;br /&gt;“Lo so… ogni volta che torno a casa… mi emoziono anch’io… ma venite, dai… mia madre ci starà aspettando”&lt;br /&gt;Entrare in quella casa, respirare il profumo che colmava l’aria, assaporare il tepore di tutti quegli abbracci, mi riempì il cuore.&lt;br /&gt;Chiacchierammo con i suoi genitori per molto tempo, poi ci cambiammo e andammo a piedi fino al piccolo centro, ai piedi della collina.&lt;br /&gt;Dopo esserci seduti al tavolo di un delizioso ristorante, ordinammo da bere e restammo ad ascoltare incantati, un quartetto che rallegrava l’atmosfera, con un susseguirsi di canzoni messicane d’altri tempi.&lt;br /&gt;Finita la cena, dalle corde di una chitarra acustica, partirono le note di “Besame mucho”: “Cosa ne dice di cantare?”&lt;br /&gt;Gael mi prese la mano, mi trascinò sul piccolo palco e senza avere il tempo di capire, mi ritrovai con un microfono in mano e gli occhi sbarrati per l’emozione.&lt;br /&gt;“Tu sei matto… io… no… non posso…”&lt;br /&gt;Ma ormai ero lì, ormai non potevo più tirarmi indietro, così mi schiarii la voce, e dopo aver fulminato tutti e tre con lo sguardo, iniziai a cantare.&lt;br /&gt;E fu talmente bello, fu un’emozione così grande, che la paura svanì e cantai come mai avevo fatto prima, cantai e lo guardai negli occhi, come se in quella canzone, in quelle parole, ci fosse racchiuso tutto quello che provavo e non riuscivo a dire:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;besame, besame mucho&lt;br /&gt;como si fuera esta noche la ultima vez &lt;br /&gt;besame, besame mucho&lt;br /&gt;que tengo miedo a perderte perderte despues&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;besame, besame mucho &lt;br /&gt;como si fuera esta noche la ultima vez &lt;br /&gt;besame, besame mucho&lt;br /&gt;que tengo miedo a perderte perderte despues&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quiero tenerte muy cerca mirarme en tus ojos verte junto a mi &lt;br /&gt;piensa que tal vez mañana yo ya estare lejos muy lejos de aqui…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’applauso mi riportò alla realtà, ringraziai i musicisti e tornai al tavolo. Gael mi prese la mano e mi diede un bacio: “Grazie… eri stupenda su quel palco… sei stata bravissima”.&lt;br /&gt;Sara invece, si asciugò le lacrime e Diego nel vederla, scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;Il resto della serata passò tra balli e chiacchiere, poi, verso mezzanotte tornammo a casa sfiniti.
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<title>38 - CONSAPEVOLEZZA</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/02/12/38-consapevolezza.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 17:16:42 +0100</pubDate>
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Le sue dita, lungo la schiena, furono la prima cosa che sentii al risveglio.&lt;br /&gt;“Buongiorno... sei già sveglio…”&lt;br /&gt;“Ciao… hai dormito bene?”&lt;br /&gt;“Benissimo… ma che ore sono?”&lt;br /&gt;“Non lo so… e non me interessa nemmeno saperlo”&lt;br /&gt;“Wow… sei senza impegni oggi?”&lt;br /&gt;“Qualunque cosa può aspettare… oggi ci sei tu…”&lt;br /&gt;“Già… oggi”&lt;br /&gt;Rimasi in quel letto enorme, lasciando che mi carezzasse e pregando perché il tempo fosse clemente. Speravo che le lancette degli orologi, miracolosamente, rallentassero la loro corsa, implorando perché tutto, potesse svolgersi il più lentamente possibile.&lt;br /&gt;“Non te avevo mai visto con i capelli sciolti sai? Sono stupendi”&lt;br /&gt;Sentivo le sue mani, giocare con i riccioli che mi cadevano sulle spalle e la sensazione che provavo era disarmante.&lt;br /&gt;“Allora… sei tutto per me?”&lt;br /&gt;Si… ogni tuo desiderio sarà un ordine!”&lt;br /&gt;Mi voltai e lo travolsi con un abbraccio. Sentivo che ogni cosa, ormai, aveva preso la direzione giusta. Sapevo che tutto sarebbe andato, esattamente come doveva andare, che nessuna modifica, mi sarebbe più stata concessa.&lt;br /&gt;Mi alzai, andai in bagno e mi immersi nell’enorme vasca piena di schiuma, mentre Gael telefonò per ordinare la colazione.&lt;br /&gt;Dopo essermi lavata, mi avvolsi in un accappatoio bianco, asciugai i capelli e tornai in camera. Gael non c’era. Presi dalla valigia un paio di jeans e una maglioncino di cotone nero, mi vestii e aspettai.&lt;br /&gt;Dopo pochi minuti sentii bussare alla porta.&lt;br /&gt;Un cameriere entrò con un carrello, lo lasciò vicino al letto, poi mi salutò cordialmente e uscì.&lt;br /&gt;Mentre aspettavo che Gael tornasse telefonai a Sara.&lt;br /&gt;“Ciao tesoro… stavi ancora dormendo?”&lt;br /&gt;“Ciao piccola… no… non preoccuparti… ci siamo svegliati da poco… tutto bene?”&lt;br /&gt;“Si, si… tutto bene… anche troppo… mi sono fatta il bagno in una vasca grande come il mio ufficio… e mi hanno appena portato un carrello, con tanta di quella roba da mangiare che… potrei sfamarci il terzo mondo! Ma… a parte questo, tutto bene!”&lt;br /&gt;“Se sei scema… e Gael?”&lt;br /&gt;“Non so… quando sono uscita dal bagno non c’era più… sarà andato in camera sua a prendere i vestiti… credo…”&lt;br /&gt;“Cosa fate oggi?”&lt;br /&gt;“Non ne ho la minima idea… ha detto che ogni mio desiderio è un ordine… ma non so altro”&lt;br /&gt;“Wow…”&lt;br /&gt;“E voi?” &lt;br /&gt;“Oggi torniamo in Messico… Diego vuole presentarmi i suoi genitori…”&lt;br /&gt;“Oddio Sara… ma allora è una cosa seria?! A quando le nozze???”&lt;br /&gt;“Cretina…”&lt;br /&gt;Sentivo la voce di Diego in lontananza, poi Sara mi disse:&lt;br /&gt;“Diego mi ha chiesto, se volete venire anche voi! I suoi genitori, abitano in un casolare enorme, tra i vigneti… dai… deve essere stupendo…”&lt;br /&gt;“Non so… devo chiedere a Gael… ti chiamo dopo ok?”&lt;br /&gt;“Ok a dopo”&lt;br /&gt;Proprio in quel momento sentii bussare di nuovo alla porta.&lt;br /&gt;“Ciao… scusa ma ne ho approfittato per farmi un bagno anch’io… e per cambiarmi… vedo che hanno già portato la colazione… bene”&lt;br /&gt;“Senti Gael… ho appena sentito Sara… mi ha chiesto, se vogliamo andare con loro, a trovare i genitori di Diego…”&lt;br /&gt;“Te l’ho detto… ogni tuo desiderio è un ordine”&lt;br /&gt;“Ma tu? Come fai? I tuoi impegni…”&lt;br /&gt;“Sono tre mesi che non vado a casa… ho finito una settimana fa de girare un film… credimi… non se arrabbierà nessuno se faccio qualche giorno de vacanza!”&lt;br /&gt;Dopo poche ore eravamo già in volo, insieme.
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<title>37 - UNA VERTIGINE</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/01/26/37-una-vertigine.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Sat, 26 Jan 2008 13:44:55 +0100</pubDate>
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Quando aprii la porta della mia camera, Gael restò fermo sulla soglia. “Quanto durerà questa volta?”&lt;br /&gt;Lo guardai, consapevole del significato di quella domanda, ma cercai di non dargli peso. “Il tempo non so quantificarlo… non sono in grado. Ma ci sono adesso… e tu ci sei adesso… purtroppo è l’unica cosa certa, che abbiamo in questo momento”.&lt;br /&gt;Abbassai lo sguardo, per paura che i miei occhi tradissero le mie emozioni: “Io non so prendere delle decisioni nemmeno per me stessa… come posso farlo per te?”.&lt;br /&gt;Infine dissi l’unica cosa che, in quel momento, mi sembrava avesse un senso: “Resta qui… ti prego… resta con me questa notte”&lt;br /&gt;Così non ci furono più parole, ne frasi disperse nell’aria di quella camera meravigliosa, niente uscì dalle nostre bocche, se non il respiro, necessario per sostenere quello a cui stavamo andando incontro.&lt;br /&gt;Rischiarati dalla luce debole della luna, che si era impadronita di un cielo ormai terso d’ogni nuvola, lasciammo scivolare i nostri vestiti su un tappeto elegante, che dominava il pavimento.&lt;br /&gt;Poi le sue mani morbide fecero il resto e dopo aver spostato le lenzuola vellutate, iniziarono a sconvolgermi i sensi. Sentivo i nostri sospiri farsi repentini, poi una vertigine mi velò ogni percezione. Mi abbandonai ai suoi baci e capii che quello che stavo provando, non era solo desiderio, non era solo la passione di un momento, quello che stavo provando in quel letto, in quel meraviglioso hotel, in quella città, era amore.
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<title>36 - UN TANGO</title>
<link>http://untangocongael.myblog.it/archive/2008/01/22/36-un-tango.html</link>
<author>noreply@myblog.it (china_nera)</author>
<category>racconti</category>
<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 16:08:20 +0100</pubDate>
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Passammo tre ore meravigliose, insieme. Non lasciammo spazio a niente, solo ridere e chiacchierare c’interessava in quel momento, perché era il nostro momento. Eravamo nuovamente tutti insieme, eravamo felici e niente e nessuno avrebbe potuto impedire, di goderci quegli attimi. Finita la cena, andammo nella sala accanto, ci sedemmo ad un tavolino e ordinammo da bere. Un’orchestra iniziò a suonare e Diego invitò Sara a ballare.&lt;br /&gt;Gael mi prese la mano, “Vuoi ballare anche tu?”&lt;br /&gt;“No… aspetta… è tutto così bello… mi manca il fiato…”.&lt;br /&gt;Mi accarezzò il viso: “… tu fai mancare il fiato”.&lt;br /&gt;Appoggiò un attimo, le sue labbra sulle mie e poi mi sorrise.&lt;br /&gt;Restammo qualche minuto a fissare quella moltitudine di persone danzare, illuminate da migliaia di candele. Guardavamo Sara e Diego stringersi, poi la musica finì e cominciò un tango.&lt;br /&gt;“Te quieto”&lt;br /&gt;A quelle parole sussultai e lo guardai meravigliata.&lt;br /&gt;“Cosa… cosa hai detto?”&lt;br /&gt;Gael mi prese nuovamente la mano: “La canzone… se intitola ‘Te quiero’… la ballavo con mia madre da piccolo… sai ballare el tango?”&lt;br /&gt;La mia unica esperienza con il tango, si limitava ad una cassetta, comprata insieme a Sara dieci anni prima e consumata a forza di guardarla, cercando di imitare i ballerini.&lt;br /&gt;“Non proprio…”&lt;br /&gt;“Vieni… te aiuto io…”&lt;br /&gt;Mi alzai, appoggiai lo scialle sulla sedia, mi sistemai i capelli e, continuando a guardarlo negli occhi, appoggiai una mano sulla sua spalla e mi lasciai portare.&lt;br /&gt;Non conoscevo quella canzone, ma niente, in quel momento mi sembrava più bello.&lt;br /&gt;Cercai di ricordare tutto quello che avevo imparato e Gael fece il resto. La sua mano mi stringeva con forza e sentivo un fremito, percorrermi la schiena nuda. E Ballammo. Ballai come mai avevo fatto prima. Il vestito ondeggiava dolcemente, le mani unite sembravano fondersi. Girai su me stessa, senza sapere come tutto potesse essere così perfetto, assaporai ogni istante, mi lasciai andare indietro, poi incrociai nuovamente i suoi occhi. Mi sentivo così felice, che avrei voluto urlare, ma continuai a ballare. Non c’era più niente intorno a noi, non vedevo nessuno, non mi interessava. Se anche fosse sparita ogni cosa, intorno a me, non mi sarebbe importato, perché c’era lui e mi bastava. Chiunque si fosse soffermato un attimo a guardarci, avrebbe visto due corpi muoversi all’unisono, trasportati non solo dal ritmo sensuale di quella musica, ma da una forza misteriosa, violenta e travolgente. Una forza che avrebbe smosso una montagna, che avrebbe probabilmente sciolto il più arido dei cuori.&lt;br /&gt;Quando la musica finì, restammo lì, immobili, in mezzo alla sala, fissandoci in silenzio.
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