21/09/2007
5 - IN MACCHINA
“Hai una vaga idea di quanta gente ci sarà questa sera?”
Il traffico è sempre stato un mistero indecifrabile per me. Quando hai fretta, improvvisamente, compaiono macchine da ogni direzione, guidate da esseri sottosviluppati, con un’andatura da “crociera”… persone talmente imbranate, che ti domandi come possano avergli dato la patente… da dove vengano… e soprattutto perché vanno dove stai andando tu!
“Sai Ale, devo ammettere d’essere un po’ agitata! Infondo era da tanto che aspettavamo questo momento… ma ora… non so se sono pronta… parlare davanti a tutte quelle persone… e non sono persone qualunque… io si… balbetterò… oddio… mi vedo già, mentre faccio una figura di merda!”
“Sara stai tranquilla… non credere che io sia messa meglio… ma ci hanno scelto loro, potremo finalmente dimostrare quanto siamo brave… se sputacchi un po’ nel parlare non fa niente!”
“Già… e poi tu potresti finalmente conoscere qualcuno che non miagoli per parlare. Credo che sia arrivato il momento per te di uscire dal guscio! No dico… ma ti sei vista? Se fossi un uomo direi che sei carne sprecata, ma per fortuna sono una donna e ti dico solo una cosa… ti voglio molto bene Ale, lo sai, ma è ora che abbassi il muro che ti sei costruita intorno”
“Non ho nessun muro intorno… semplicemente non m’interessano le persone che danno per scontato di piacere solo perché hanno una bella macchina, una parlantina ricca di sinonimi e un conto in banca che li fa sentire onnipotenti”
“Il muro c’è Ale… eccome, ma ormai sono passati tre anni, tu hai già fatto il giro di boa dei trenta ed è ora che ricominci a vivere… non esiste solo il lavoro”.
“Lo so. Ma adesso concentriamoci su questa serata… su quello che dovremo dire e sul lavoro che ci aspetterà dopo!”
“Il nostro progetto comporterà un impegno e dei sacrifici non indifferenti… ma vuoi mettere la soddisfazione di comparire su tutti i manifesti della città? I nostri nomi!”
“Ascolta Sara… ti prometto che farò del mio meglio per cambiare questa situazione di catatonia in cui mi trovo. Ma prima finiamo di realizzare il nostro sogno ok?”
“Va bene”
Arrivammo davanti all’ingresso principale del teatro e mentre il parcheggiatore si allontanava con la macchina di Sara, noi due ci guardammo, ci sistemammo il vestito e iniziammo a salire le scale.
15:05 Scritto da: china_nera in racconti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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10/09/2007
4 - TRE ORE
Le soluzioni erano due: o iniziare ad urlare istericamente correndo per tutte le stanze, non trovando la giusta sequenza alle cose che dovevo fare, o sedermi, perdere due minuti e concentrarmi per trovare un ordine, una tabella di marcia, per evitare di ritrovarmi dopo due ore ancora in mutande.
Andai in salotto, accesi lo stereo, aprii il cassetto del lettore e mi piazzai davanti allo scaffale dei cd, decisa a trovare la musica giusta. Il cd che mi occorreva per far passare il tempo senza andare in crisi era lì, davanti a me e come era già successo altre volte, mi avrebbe aiutato, quindi presi la custodia, l’aprii, misi la mia “raccolta per gli attacchi di panico” nel lettore e aspettai l’inizio.
Hey you! Out there in the cold
Getting lonely, getting old, can you feel me
Hey you! Standing in the aisles
With itchy feet and fading smiles, can you feel me…
Iniziai a riempire la vasca. Quello che mi ci voleva, prima di tutto, era un bagno.
Dovevo lavarmi via l’odore di una giornata, che dopo la telefonata di Sara, mi sembrò eterna. Avevo bisogno della mia dose di ustioni di 3° grado.
… hey you! Don’t tell me there’s no hope at all
together we stand, divided we fall.
Mentre lo specchio iniziava ad appannarsi, iniziò la seconda canzone e io cominciai a realizzare…
I might be wrong
I might be wrong
I could've sworn I saw a light
coming on
I used to think
I used to think
There was no future
left at all
Open up, begin again
Let's go down the waterfall
Think about the good times…
"Questa sera? Ma sei matta? Questa sera è la tua sera... la nostra sera. Allora… ti sei seduta? Ascoltami bene Ale, perché non so se sarò in grado di ripetertelo un’altra volta… almeno non senza urlare… Ok? Hanno scelto il nostro!”
“Cosa?! Sara non stai scherzando vero?”
“Hanno scelto il nostro progetto Ale… Il nostro!!”
“Non ci posso credere… oddio! Sara ma ti rendi conto?”
“Si, si… ma adesso non c’è tempo per svenire… preparati, perché questa sera c’è la presentazione ufficiale e noi saremo la… e tu dovrai parlare anche per me, perché io avrò un’amnesia improvvisa e potrei iniziare a sbavare, potrei avere una crisi epilettica… insomma… ti voglio lucida e disinvolta Ok?”
“Lucida e disinvolta? Ma come parli? Ok, ma…”
“Niente ma… ti voglio pronta alle otto… alle otto in punto. Passo a prenderti io va bene?”
“Si… va bene… a dopo”
“Ah… mi raccomando… figa... fighissima… praticamente perfetta. Voglio un generoso decolletè capito? Visto che le hai… falle vedere. Mi sono spiegata?
“A dopo Sara… a dopo!”
Chiusi l’acqua e mi spogliai.
Il vapore invase il bagno e le note di Fake plastic trees, mi invasero le orecchie. Sprofondai nell’acqua.
Her green plastic wateringcan
for her fake chineserubberplant
in the fake plastic earth
That she bought from a rubber man
in a town full of rubber plans
to get rid of itself
it wears her out
She lives with a broken man
A cracker polystyreneman who just
Crumbles and burns…
Dopo pochi secondi suonò il telefono e allungai la mano fumante per prenderlo. Le gocce di sudore mi colavano lungo le tempie e mi asciugai prima di rispondere.
“ Ale… sono già le sei e quaranta! Ti stai preparando vero?”
“Ascolta Sara, fai un bel respiro profondo e rilassati. Sono solo le sei e quaranta e c’è tutto il tempo. Sto facendo un bagno… ho bisogno di rilassarmi un attimo… e soprattutto sto pensando”
“Si, si. Ricordati la cartella con le bozze, gli appunti, e le sigarette… tante sigarette, questa sera, credo che ricomincerò a fumare!”
“Senti tesoro, adesso ti calmi, ti siedi sul divano e ti bevi qualcosa… che ne so… un whisky… doppio… e lasci che l’alcool faccia effetto, senza rompere le palle Ok?”
“si… si… Ok! Alle otto sono da te. Hai ragione. Ok… ma tu smettila di ascoltare i radiohead! Quante volte te l’ho detto? Poi ti mandano in paranoia!”
“A dopo Sara… Bevi qualcosa, fai due chiacchiere con bacco e vedrai che andrà tutto bene!”
Raccolsi le forze e uscii dalla vasca, sembravo la lingua lessa che prepara mia zia per il pranzo di natale, fumante e raggrinzita. Mi ci volle quasi un barattolo di crema per rimettere le cose a posto.
Intanto “Carne Fresca” iniziò a risuonare dalla sala.
Fai ciò che devi,
non guardare mai giù.
Perché sei ciò che vedi,
se c’è un senso sei tu.
E tutto è tranquillo
Intorno a te.
Sei carne fresca
Non so dirti perché.
Ma è dentro te che sei solo
è dentro te che sei re.
Tutto è calmo
Intorno a te…
Spalancai tutte le ante dell’armadio, aprii ogni cassetto, mi sdraiai sul letto e iniziai a pensare cosa mettere.
Pensai che anche in questo caso, gli uomini fossero più fortunati “Cosa mi metto oggi… la giacca o… la giacca?”
Decisi per un vestito nero, abbastanza scollato per accontentare Sara, ma non abbastanza da mettermi in imbarazzo, una sciarpa di seta verde legata al collo che mi cadeva lungo la schiena e un paio di scarpe nere, probabilmente troppo eleganti. Sicuramente troppo alte.
Per i capelli mi buttai su un semplicissimo chignon e mi truccai appena.
Ormai, erano le sette e tre quarti, mi restò solo il tempo per un’ultima canzone.
Day after day,
Alone on the hill,
The man with the foolish grin is keeping perfectly still,
But nobody wants to know him,
They can see that he's just a fool,
And he never gives an answer,
But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
Well on the way head in a cloud,
The man of a thousand voices is talking perfectly loud
But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make,
And he never seems to notice,
But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
And nobody seems to like him
They can tell what he wants to do.
And he never shows his feelings,
But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round.
woah ooh,
Round and round and round.
He never listens to them,
He knows that they're the fool
They don't like him,
The fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning 'round
Il campanello suonò e mi precipitai giù dalle scale rischiando di rompermi il collo una decina di volte, ma arrivai sana e salva fino al portone, mi fermai, respirai profondamente e poi aprii la porta. Sara mi guardò seria un attimo e poi mi fece un sorriso a 90 denti.
“Sei perfetta. Dai… andiamo che è tardi!”
17:00 Scritto da: china_nera in racconti | Link permanente | Commenti (9) | Segnala | OKNOtizie |
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09/09/2007
3 - A CASA
Salii le scale tre gradini alla volta. Non avevo mai preso in considerazione il tempo che serviva per arrivare a casa. Erano tre piani di scale vecchie e consumate di pietra bianca, che avrebbero messo a dura prova anche un mezzofondista. Abitavo al terzo piano di un palazzo del centro, che con molta probabilità vide entrambe le guerre e che alla prima occhiata non aveva niente d’armonioso.
Un portone di legno si apriva su un atrio scuro e dall’odore sgradevole. Sulla destra s’intravedevano una decina di bici ammassate sul muro e una quantità imprecisata di vasi, dai quali sbucavano tronchi fossilizzati di piante preistoriche, che qualcuno aveva dimenticato di annaffiare.
C’erano due appartamenti per piano, ma non mi ero mai preoccupata di sapere chi ci abitava… credo di essere sempre stata una persona poco socievole, o meglio, poco incline alla vita di condominio.
Non ho mai avuto la necessità di interessarmi ai fatti altrui; e siccome i vicini di casa sono quelli che sanno cosa ti capita ancora prima che ti succeda, come fossero dotati di una specie di “dono delle premonizioni”, decisi sin dal primo giorno di estraniarmi, ancor prima di dar loro modo di interessarsi a me.
Arrivata davanti alla mia porta, iniziai a cercare le chiavi dentro quella specie di labirinto cosmico che mi trovavo al posto della borsetta.
Finalmente ero a casa.
Lola mi corse in contro miagolando e strofinandosi sulle mie gambe “Lola… Lolita! Mi attacchi tutti i peli sui pantaloni! Basta! Scommetto che hai fame. Vero? Dai vieni che ti do da mangiare”, mentre aprivo una delle rivoltanti scatolette che avevo nella dispensa mi guardarmi intorno.
Tutto mi sembrava più bello.
15:50 Scritto da: china_nera in racconti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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05/09/2007
2 - L'INIZIO
Ancora adesso mi chiedo come facciano gli eventi a mutare così rapidamente. Come sia possibile riuscire a mantenere una stabilità se pur minima, di fronte a cambiamenti sbalorditivi e inaspettati come quello che ha travolto me.
Ma andiamo per gradi, perchè tutto ha un inizio.
Era un giorno come tanti altri, anzi, a pensarci bene era una giornata orrenda. Mi aspettavano le solite cose, i soliti colori stinti delle case, i soliti odori fastidiosi di tutta quella gente che ha una repulsione inspiegabile per l'acqua, solite facce, solite frasi di circostanza "oggi fa proprio freddo... per fortuna che è venerdì... come ti sta bene quel maglioncino...". Insomma, un vero schifo, ma effettivamente era venerdì. L'idea di non dover partecipare a tutto questo per due giorni mi sollevava il morale.
Entrai in ufficio, accesi il computer e aspettai che l'ispirazione mi attivasse almeno una cellula del cervello intorpidito.
Aspettai un tempo indefinito.
Poi dalla porta a vetri comparve la testa cotonata della mia collega che mi chiese se volevo un caffé.
"No grazie... non mi piace il caffé"
"Ah, scusa è vero! Chissà perché, non me lo ricordo mai!"
Avrei potuto improvvisare un monologo di due ore spiegando il motivo di questa "dimenticanza" ma sarei risultata un po’ acida, quindi decisi di tenere per me i commenti sarcastici e mi girai per non vedere il sorriso idiota che aveva, mentre si allontanava in corridoio.
Iniziai a lavorare, ma la testa era altrove... prigioniera di una tribù di cannibali in Africa... ai piedi di un vulcano in eruzione... intrappolata in ascensore con un mormone... oppure circondata da 200 testimoni di Geova in preda da crisi mistica... dovunque ma non qui!
Il telefono interruppe il mio viaggio intercontinentale e la voce di Sara mi riportò a terra... ma per pochi secondi:
"Se sei in piedi siediti, perchè quello che devo dirti, potrebbe farti mancare il respiro, potresti cadere, battere la testa e passare il fine settimana in ospedale... e io non voglio sentirmi in colpa!!!"
Per un attimo avrei voluto essere un uomo, ma mi limitai a toccare ferro e le chiesi cosa c'era di così urgente da averle impedito di aspettare sera per dirmelo.
"Questa sera? Ma sei matta? Questa sera è la tua sera..."
18:35 Scritto da: china_nera in racconti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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04/09/2007
1 - L'INCONTRO
Dopo aver spostato i capelli lo sguardo si posò sulla prima cosa che riuscii a vedere.
Nonostante le gocce d'acqua continuassero a cadere rovinosamente sulla mia faccia, facendo colare il rimmel che iniziava a bruciarmi fastidiosamente gli occhi, non potei fare a meno di imprecare nel guardare le scarpe "Che disastro!".
Non avevo fatto i conti con l’aspetto biodegradabile della finta pelle; e pensare che le avevo comprate per l'occasione, in un negozio poco fuori mano, proprio il giorno prima.
Ma infondo, le scarpe erano il problema minore. Entrando nel corridoio, mi trovai di fronte ad una figura approssimativa, niente sembrava più nell'ordine giusto. Capelli, viso e vestiti, avevano assunto la stessa increspatura, come se mi trovassi dietro ad un vetro smerigliato.
Con tutto l'impegno che ci avevo messo, quello specchio era l'ultima cosa che avrei voluto vedere, ma, a meno di non volermi presentare così, dovevo assolutamente "rimettermi insieme", per quanto era possibile.
18:40 Scritto da: china_nera in racconti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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